Riferimenti Storici
Nella verde pianura del Wellhead, tra il Bosco delle Sette Cascate ed i Monti Bianchi esisteva un luogo
conosciuto col nome di Crocevia. Qui i fiumi Taralis e Bonardel confluivano in un unico grande corso d’acqua
chiamato Mortàn. La bellezza della natura e la grande fertilità di queste terre aveva reso molto appetibile la
zona, che tra l’altro, per un incredibile caso del destino, si trovava proprio al centro del continente di Dogma,
a metà strada tra le città di Asi, Brommen, Calindra e Volusta.
Molti popoli avevano cercato di stabilirvi un avamposto: Elfi, Umani e Nani si erano dati battaglia per ben
due secoli, ma alla fine avevano desistito di comune accordo per preservare la pace nella regione. Fu il
profeta Nihjl, colui che aveva attraversato Dogma in lungo e in largo, radunando i suoi fratelli Mezz’Elfi
sparsi nel mondo, a porre la prima pietra della città che il Dio Beldor gli aveva mostrato in sogno.
Nacque così Bollaverde la Bella, la città dell’unicorno alato, terra dei Mezz’Elfi, ma aperta a tutte le razze e a
tutti coloro che avessero avuto bisogno di una nuova casa. Nihjl diede preciso ordine di non erigere mura
fortificate, ma solo delle torri d’osservazione in direzione delle quattro città principali, poiché doveva essere
chiaro, a chiunque fosse giunto da lontano, che Bollaverde avrebbe ospitato tutti senza remore di sorta.
Prima di riprendere i suoi pellegrinaggi, Nihjl fece iniziare la costruzione di quella che lui amava chiamare “la
via sicura”, ovvero una serie di strade che avrebbero collegato Bollaverde al resto di Dogma. Alla partenza, il
profeta lasciò la città in mano ad un concilio di saggi che avrebbe governato democraticamente.
In molti si sono interrogati a lungo sulla vera identità di Nihjl, alcuni lo considerano un’incarnazione del Dio
Beldor in persona, altri sostengono di averlo visto salire verso Reneve, simbolo celeste dello Splendente,
cavalcando un unicorno d’argento e percorrendo un sentiero di luce lunare. Fatto sta che il Profeta, nel corso
della storia, si è più volte manifestato alle genti bisognose di Bollaverde, portando conforto e sagge parole nel
momento del maggior bisogno.
Nell’anno 1153 la terribile invasione dei Cento Giganti portò lo scompiglio su Dogma e causò la distruzione
quasi totale di Bollaverde che non aveva difese efficaci contro mostri di tale portata. Nemmeno l’intervento
dei maggiori eroi dell’epoca, fra cui il rinomato Sir Leo Vinci, riuscì a salvare la città dalla rovina. La
cittadinanza trovò rifugio nelle foreste, dove venne guidata da un misterioso Elfo Silvano, Emrys Yanishkar, a
cui si deve anche il salvataggio della prima pietra di Bollaverde, posta da Nihjl in persona. Grazie a queste
gesta Emrys venne acclamato dalla popolazione, che gli conferì il titolo di Marchese di Bollaverde.
Il tempo guarisce ogni ferita e, già pochi anni dopo la distruzione, i superstiti fecero ritorno a Bollaverde che
venne rapidamente ricostruita più grande e maestosa che mai. Ora chi intraprende “la via sicura” sa che
arrivato alla pianura del Wellhead deve aspettarsi di trovare immensi campi coltivati, villaggi di pastori, verdi
pascoli ed in lontananza le alte mura fortificate erette dai sapienti ingegneri nani che in tempi recenti si sono
stabiliti in città. Tra le meraviglie di Bollaverde sono famosi ovunque il Mercato Centrale, il più grande e
rifornito di Dogma, gli incredibili giardini botanici curati dagli Elfi Alti e la maestosa Villa del Marchese,
risultato dell’opera congiunta di tutte le razze che popolano Bollaverde.
Anche se col tempo molte cose sono cambiate, il messaggio originario di Nihjl è rimasto intatto: Bollaverde è
rimasta la città della libertà e delle opportunità, a patto che ci si sappia muovere in un mondo pericoloso e
pieno di insidie. La divinità ufficialmente venerata è Beldor, dio della fortuna, dell’artigianato e del
commercio, ma tutti i culti, tranne quello di Morgil, sono liberamente praticati.
Il culto dei morti in città:
Nel centro di Bollaverde trova posto un ampio viale alberato noto come il Viale degli Eroi. La strada
attraversa l’intera città, passando per il Palazzo del Marchese, ed è costellata dai monumenti dei Grandi di
Bollaverde. Questi omaggi a coloro che non sono più possono essere di diversa forma e entità: imponenti
statue con grandiosi epitaffi in versi, altari dedicati alla divinità servita dal defunto, mausolei di marmo
contenenti alcuni effetti personali del defunto, semplici targhe vicine agli alberi o bracieri contenenti fiamme
perenni. Il luogo viene ritenuto sacro da tutti gli abitanti di Bollaverde che vi si recano quando devono
meditare o devono prendere una qualche importante decisione.