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:: Popolo Fatato ::

"Volete che vi parli del Popolo?
Ah, ma è il Popolo che parla per me. Non uno, ma mille forme abbiamo, e in mille modi diversi ci comportiamo. Non che sia un problema seguire le leggi delle Cinque, sia chiaro. Basta così poco, così poco per farli contenti: un inchino ai loro nobili e due leggi da osservare.
Noi abbiamo i Cavalieri, e di leggi ne abbiamo mille e una. Sono così tante che nessuno le rispetta.
Re Oberon le fa. E Regina Titania, anche. Normalmente le leggi dell’una proibiscono quelle dell’altro. Noi li amiamo e rispettiamo, perché loro sono i primi del Popolo e insieme ci governano. Quando non festeggiano o cacciano o giocano coi tassi. Ci piace il nostro essere liberi e quando Re e Regina convocano Corte ci divertiamo sempre un mondo. Qualche volta invitiamo gli Hobbit, i Kender o un Umano viaggiatore.
Mai gli Elfi o i Neri, però. Superbi Elfi. Superbi Neri. Oh, non ci danno fastidio. Ma hanno perso la Via.
I fattori e i viandanti ci chiamano crudeli, ma non lo siamo mai davvero. A parte con gli Orchi, o le creature mostruose che abitano il Fuori, le terre pericolose tra le città. Anche loro hanno perso la Via, più degli Elfi. Ma vedo una Driade, signori, e conosco cosa significa un’occhiata come quella.
Il resto dovrete impararlo da soli…”
Popolo Fatato
Il Popolo Fatato raccoglie esseri particolari e diversi tra loro. Satiri, Fauni, Gnomi, Driadi, Ninfe, Folletti, Elementali incarnati e molti altri ancora. Il giocatore che interpreta un personaggio del Popolo può liberamente sceglierne le fattezze, con un occhio di riguardo per creature pertinenti al fatato mondo bucolico descritto in tante fiabe e miti. Tutti gli appartenenti al Popolo iniziano il gioco dotati di immunità alle chiamate CHARME! e COMANDO!: è infatti difficile piegare la libera volontà e l’ego selvaggio che li caratterizzano.
Partono con soli 9000 punti esperienza liberi.
I personaggi del Popolo non possono essere nobili: considerano sciocco il concetto di nobiltà, e tra loro sono comuni motti di spirito rivolti ai nobili. Tuttavia, coloro che decidono di partecipare ai raduni hanno imparato a riconoscerne l’utilità e temerne il potere, e a tenere per se tali derisioni.
I membri del Popolo vengono di norma accettati in qualunque Accademia, essendo quanto mai variegati i loro talenti. I chierici che adorano divinità diverse da Beldor ed Elenwen sono piuttosto rari. I chierici del popolo che seguono Morgil, se scoperti, vengono banditi dalla Corte di Oberon e Titania, il che per un membro del Popolo è la suprema punizione. Non amano quasi mai lo scontro fisico fine a se stesso tanto da seguire Carak, e trovano impossibile mantenere l’equilibrio e la disciplina necessari a un chierico di Loknar. Riconoscono Oberon e Titania come Re e Regina di pari importanza. Il rapporto che lega Oberon e Titania è incomprensibile per le altre razze: litigano di continuo e sono sempre impegnati in infiniti intrighi volti a disfare l’uno i progetti dell’altro. Al tempo stesso, però, un amore profondo e un misterioso potere li unisce... si dice perfino che siano immortali. Occasionalmente nominano Cavalieri, unici nobili veramente rispettati, che vengono riconosciuti anche dalla nobiltà costituita.
I membri del Popolo hanno uno sterminato numero di titoli onorari, che hanno importanza solo per loro e che rende ancora più complicato per le altre razze comprendere il loro ridere dei nobili. In realtà tali titoli, quali Protettore della Foresta o Siniscalco delle Querce, non implicano una maggiore autorità del singolo. Il Popolo non è “buono”: semplicemente ama la vita e la rispetta. Le creature del Popolo sono caotiche e indomite, intriganti e, sopra ogni cosa, libere nello spirito. Questa è la Via che spesso citano, ognuno di loro con molteplici varianti e aggiunte personali. Hanno un timore reverenziale per l’argento, che per loro è a lungo andare nocivo. Sono superstiziosi e conoscono spesso oscure leggende campestri.
In qualche modo, la loro origine è connessa a quella del popolo elfico, ma fra i due popoli vige un clima di sospetto e diffidenza. Le zone di Dogma abitate dal Popolo sono oasi di natura fertile e pacifica, libera dalle devastazioni dei Territori Selvaggi.
Il popolo è una razza in declino, che vede di giorno in giorno ridursi il proprio territorio e avanzare le terre selvagge. Nessuno di loro sembra preoccuparsene in particolar modo: sebbene osteggino le razze malvage e le combattano con ferocia ai confini delle loro terre, non sembra pianifichino in qualche modo di resistere a quella che sembra essere una lenta ma inesorabile estinzione. È come se sapessero un qualche segreto che rende in qualche modo accettabile tale declino. Ma potrebbe anche essere soltanto la loro indole incapace di una vera e propria organizzazione pianificata.

La Corte del Nord Sono passati 20 anni dal giorno in cui le genti di Calindra hanno infranto l’Antico Patto di uomini ed elfi attaccando la città di Asi. Nella foresta, Re Oberon e Regina Titania hanno radunato la corte ritenendo ormai giunto il momento di prestare ancora una volta soccorso agli umani. Non che i regnanti del popolo fatato avessero particolare simpatia per le genti di Asi, che spesso vivevano secondo codici rigidi e quanto mai assurdi, ma Calindra e la sua oscura signora erano un nemico, un nemico che ormai non combattevano più da quasi 800 anni.
Era da quel tempo che nessun fatato veniva inviato ufficialmente in aiuto delle altra razze. Nell’anno 1148 dopo la fondazione delle città dei mortali, infatti, Re Oberon inviò Iubadan e la Regina inviò Callimano, ed essi vennero attaccati e combatterono con i servi di Morgil, e malgrado uscirono vittoriosi da quelle battaglie, il loro intervento non servì a salvare la città di Bollaverde dalla devastazione dei Cento Giganti. Proprio di quei giorni Re e Regina stavano discutendo davanti al popolo fatato che si era riunito per quel raro ed entusiasmante evento.
“Fosti tu, amor mio, a sceglier Iubadan e non mi sbalordisco che la missione si sia mutata in disastro” stava esclamando la Regina in tono sarcastico.
“Mia dolce Titania, forse la memoria t’inganna” Re Oberon, orgoglioso e fiero, si alzò dal trono sorridendo “Tu per prima hai chiamato Callimano, dicendo che tutto vedeva, ma pare a me che non vide molto lontano”. “Se di vista vogliam parlare, o Sire mio amato, nulla di ciò che vide Iubadan si può dir fortunato”.
Si dice, infatti, che Iubadan del Popolo fosse un mago potente e che le sue visioni non fallissero mai prima di quel viaggio, ma da quando tornò da Bollaverde, qualcosa di irrimediabile cambiò nella mente dello spirito acquatico, che iniziò ad avere incubi e visioni funeste sulla fine delle razze fatate e sulla perdita della via.
“Titania cara, tu che sei dolce come la rugiada del primo giorno, concorderai almeno che Iubadan fu di ritorno”.
Se la sorte toccata a Iubadan era la follia, il mistero avvolgeva invece la sorte di Callimano, egli non era mai tornato alla foresta, e nessuna sua notizia era giunta negli ultimi 800 anni, anche se si vociferava di una sua possibile fuga con Lotus, ancella preferita dalla regina, anch’essa scomparsa dai tempi dei Cento Giganti.
La discussione fra Oberon e Titania prosegui a lungo, sembrava che questa volta nessuno dei due volesse cedere, fu così che intervenne Puck, il satiro preferito dai regnanti, per cercare di riportare l’attenzione su quello che era il progetto principale.
“Miei sovrani” esclamò il satiro ad alta voce “cosa importa su chi ricadono le colpe passate, guardiamo ad oggi, e non perdiamoci in piccole litigate. Sceglietene uno questa volta, nella massima intesa, e vedrete che non tornerà folle, e non ci costringerà ad una lunga attesa”.
Oberon e Titania si guardarono per alcuni secondi pensierosi, spesso le parole di Puck contenevano saggezza, e la distrazione dalla lite momentanea servi a far ritrovare l’affiatamento ai due signori della foresta. All’unisono emisero la decisione: “Puck, le parole tue ci hanno illuminato, qual vento di saggezza esce dalla tua bocca, ma solamente tu nella foresta sei cotanto fidato, e per questo la missione questa volta ti tocca”. Puck rimase di sasso al sentire queste parole, non voleva lasciare la foresta, ma doveva trovare un modo per convincere il re e la regina, e doveva trovarlo velocemente. Iniziò invece a pensare a ciò che avrebbe dovuto abbandonare nel caso di una sua partenza: le feste, i canti, i balli, le sue adorate ninfe. E fu proprio pensando alle ninfe che gli venne in mente un’idea. Dovete sapere che i satiri amano fare a gara su chi riuscirà a conquistare per primo una nuova ninfa, ed è raro che Puck venga sconfitto quando si mette in competizione.
Ma l’ultima delle delusioni di Puck era recente, poche settimane prima, un suo cugino l’aveva anticipato nel corteggiare una giovane driade. Ora però Puck stava sorridendo, con un colpo solo avrebbe evitato il viaggio ad Asi ed avrebbe un bello scherzetto al cugino.
Fu così che qualche giorno dopo, un nutrito quanto eterogeneo gruppo di fatati partì alla volta di Asi. I primi anni al nord furono di guerra, il popolo combatte a fianco degli umani di Asi ed addirittura degli elfi di Volusta, finché quasi cento anni dopo la guerra fini. Ma in così tanto tempo i legami che si strinsero fra i fatati ed i duri uomini del nord divennero forti e saldi, il longevo popolo della foresta vide passargli davanti generazioni di uomini valorosi e ne rimase affascinato, tanto che, quando l’Eletto di Asi offrì ai membri del Popolo Fatato la possibilità di rimanere a nord ed occupare la regione settentrionale del Bosco Alto, fu quasi impossibile rifiutare.