Il dado è tratto!
Dopo aver sconfitto Hirilith gli eroi indirizzano le loro forze per abbattere la colonna rituale di Taasar messa in stasi da Ghyas secondo quando concordato con l'armata degli Eroi.
Come prima mossa decidono di recarsi a Forte Maestrale, uno dei forti della compagnia della Nuvola D'oro, situato agli antipodi del mare interno rispetto ad Amaro Risentimento la struttura forniva il miglior punto logistico per insinuarsi nei territori di Tasar e puntare ad una delle 3 protezione, quella che debilitava il potere clericale; ritenuta dagli eroi quella più impattante per lo sforzo imminente.
Per distruggere questa protezione devono utilizzare un'arma custodita dalla compagnia mercantile, messa a disposizione di Altesia grazie agli accordi nobiliari presi.
Tuttavia, ci si rende presto conto che all'interno del forte stanno avvenendo dei sabotaggi, il più grave di questi attiva dei sistemi di sicurezza che bloccano l'arma. L'unico modo per sbloccare il magazzino che custodisce il prezioso artefatto! è l'utilizzo della 4 chiavi in costudia alle 4 famiglie principali della compagnia.
Se anche solo una delle chiavi fosse stata utilizzata in modo improprio la sicurezza del luogo prevedeva l'esplosione del magazzino e la distruzione dell'arma per evitare il pericolo che cadesse in mano al nemico.
Gli eroi iniziano un'istancabile indagile sulle famiglie al fine di scoprire il traditore alleato di Taasar.
Poco prima del termine ultimo per l'apertura del magazzino, scoprono, grazie ad un dettaglio su un dipinto di pregevolissima fattura, che il traditore altri non era che il Commodoro, responsabile della sicurezza del forte.
L'apertura però viene impedita dall'arrivo del generale Camelya che trova la morte nel tentativo di contrastare gli eroi che quindi riescono ad impossessarsi dell'arma scoprendo la sua vera natura: si tratta infatti di un individuo della compagnia alto, malnutrito e allampanato che si è offerto volontario per diventare un arma rituale.
